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giovedì 14 maggio 2015

Generi della letteratura popolare. Feuilleton, fascicoli, fotoromanzi in Italia

Valentino Cecchetti
ISBN: 9788897165132Generi della letteratura popolare. Feuilleton, fascicoli, fotoromanzi in Italia
Nella storia della cultura europea, accanto ai testi alti, sono sempre esistiti testi popolari, ameni, facili. Le farse, le novelle, i poemi eroici hanno acquisito un valore letterario solo molto tempo dopo la loro comparsa e diffusione. I Generi della letteratura popolare è una storia dell’editoria popolare dal 1870 ad oggi. Il libro passa in rassegna i generi letterari di maggiore diffusione come il poliziesco, l’avventura e il rosa e si concentra sulle formule editoriali più efficaci e fortunate, dai serial in fascicoli ai fotoromanzi.

giovedì 14 aprile 2011

Introduzione alla letteratura del Romanticismo tedesco

ISBN: 9788849129786

Monika Schmitz Emans

Introduzione alla letteratura del Romanticismo tedesco

Il presente volume, ponendo l’attenzione sull’etimologia e sull’evoluzione storico-linguistica della parola “romantico”, permette di avere una “base filologica”. Il breve excursus sul pensiero filosofico del tempo e quello sul legame Romanticismo/settore scientifico fa partire la vera e propria analisi, che evidenzierà la predilezione per la dicotomia luce e oscurità, rimandando al rapporto fra conscio e inconscio. Il dilagare del movimento interesserà, anche, la pittura, che considererà il paesaggio come rappresentazione dell’unità di materia e spirito.

mercoledì 27 ottobre 2010

Come l’acqua che scorre

ISBN: 9788806174729Confronta i prezzi su:
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Marguerite Yourcenar

Come l’acqua che scorre

Anna, soror…, mette in scena la storia conturbante d’un amore tra fratello e sorella nella Napoli della Controriforma: una passione cosí forte che riesce a resistere ai rimorsi dei due giovani e a farsi largo nei loro cuori.

Un uomo oscuro, ambientato nei Paesi Bassi, ci fa seguire le avventurose peregrinazioni di un ragazzo - Nathanael - tra Vecchio e Nuovo Mondo e il suo amore per la prostituta Saraí. L’ultimo racconto, Una bella mattina, riprende i temi e i personaggi di Un uomo oscuro seguendo la storia di Lazaro, figlio di Saraí e Nathanael e della sua vocazione teatrale.

lunedì 14 giugno 2010

Scrittori giocatori

ISBN:  9788806199050

Stefano Bartezzaghi

Scrittori giocatori

Il gioco può essere un argomento della letteratura, la stessa letteratura può essere occasione e campo di gioco (come in Italia è accaduto soprattutto a Dante Alighieri). Ma il gioco può essere anche un modo di intendere la letteratura: ci sono scrittori che hanno un’idea giocosa della letteratura, a diversi gradi di giocosità. Vengono subito in mente i “manierismi letterari”, la “poesia artificiosa”, l’Oulipo; ma Stefano Bartezzaghi ha deciso con questo libro di dedicarsi non tanto a coloro che mettono in bella evidenza l’intento giocoso della letteratura, ma a quegli scrittori che usano il gioco per invitare il lettore a una relazione più appassionata, più coinvolgente e alla fine (con tutte le astuzie, i depistaggi, gli inganni consentiti - e benedetti - in letteratura) più diretta di quella assicurata dall’ordinaria amministrazione narrativa e poetica.

E così, accanto a capitoli dedicati agli autori che ci aspetteremmo (Calvino, Nabokov, Queneau), troviamo convocati Dante, Proust, Arbasino, Celati, Pontiggia, DeLillo (ma anche John Cage, Alighiero Boetti e Roland Barthes…): idealmente, troviamo tutti coloro che sanno esercitarsi con libertà e fantasia quando scrivono la loro arte.

Tutti quegli scrittori convinti, come il Don DeLillo di Underworld, che “il gioco non cambia il modo in cui dormi o ti lavi la faccia o mangi. Non ti cambia nient’altro che la vita”.

venerdì 22 gennaio 2010

I quarantanove gradini

ISBN: 9788845908545

Roberto Calasso

I quarantanove gradini

Nietzsche, Kraus, Robert Walser, Adorno, Bazlen, Céline, Benjamin, Freud, Benn, Brecht, Schreber, Wedekind, Bloy, Reich, Léautaud, Heidegger, Michelet, Stendhal, Marx, Weininger, Simone Weil, Stirner, Flaubert, Hofmannsthal: di loro – e di altri (tutti appartenenti a quell’età arcaica che fu chiamata «il moderno») – si parla in questo libro. Sono incontri che hanno lasciato traccia in saggi, indagini, articoli composti nel corso di più di vent’anni e qui presentati nell’ordine in cui sono stati scritti.

Le connessioni sono molto fitte – e dovrebbero affiorare strada facendo. Così, se all’inizio incontriamo la tesi di Nietzsche su «come il “mondo vero” finì per diventare favola», alla fine le risponderà un saggio su quel terrore delle favole che sta sul fondo della disputa teologica di Platone contro Omero e ancora oggi opera fra le quinte della nostra mente. Come anche: percorre il libro da capo a fondo, ma già è accennato nel titolo, un simultaneo omaggio ai mani di Walter Benjamin e di Alfred Hitchcock.

mercoledì 25 febbraio 2009



ANONIMO DEL X SECOLO, LA NAVIGAZIONE DI SAN BRANDANO
A cura di Elena Percivaldi
pp. 224 - € 18,00

La navigazione di San Brandano è un classico della letteratura medievale; l’autore fu probabilmente un ecclesiastico irlandese, che si basò sul patrimonio leggendario della sua terra, inserendovi spunti di derivazione cristiana.

Brandano, abate benedettino irlandese (Clonfert), è un santo, vissuto nel VI secolo: si procurò fama di navigatore fondando monasteri sulle isole tra l’Irlanda e la Scozia. Forse sbarcò, prima di Cristoforo Colombo e dei Vichinghi, nelle terre che poi si sarebbero chiamate America. Il mito lo trasfigurò, immaginandolo alla testa di una ciurma di monaci, alla ricerca di un paradiso terrestre e dei santi situato su un’isola misteriosa, facendo vari incontri con creature fantastiche di ogni tipo che fanno quasi di questo libro un precursore della letteratura fantasy.

L’opera, tradotta nel corso dei secoli in varie lingue, è considerata tra le fonti di ispirazione della Divina Commedia di Dante.

giovedì 11 ottobre 2007

A Doris Lessing il premio Nobel per la letteratura

A DORIS LESSING IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2007

Il Nobel per la letteratura è stato assegnato alla scrittrice Doris Lessing. Nata nel 1919, è stata scelta dall'Accademia di Svezia perché - così recita la motivazione ufficiale - "cantrice dell'esperienza femminile, che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa".



Dell'Autrice Premio Nobel minimum fax ha pubblicato

Le prigioni che abbiamo dentro
Cinque lezioni sulla libertà


Questo libro raccoglie un ciclo di lezioni che vennero trasmesse per la prima volta in cinque puntate nel programma radiofonico canadese "Ideas", nel 1985. La scrittrice, resa celebre dalle sue opere narrative, si rivela in questi brevi saggi capace anche di lucidissime analisi socio-antropologiche. Dove finisce la nostra libertà e dove comincia quella del vicino? Passando dal ricordo delle sue esperienze di bambina nella Rhodesia del Sud alle riflessioni sulle dinamiche di gruppo nell’era della comunicazione di massa, la Lessing ci racconta del sottile filo che separa l’esercizio della libertà da quello della brutalità, di un pericoloso ritorno al primitivo che caratterizza i rapporti individuali, il dibattito politico e le relazioni internazionali nella nostra epoca.

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titolo originale: Prisons We Choose To Live Inside
traduzione di: Maria Baiocchi
101 pagine - Euro 8,00

giovedì 12 luglio 2007

Iniziative della Libreria Editrice Goriziana

La Libreria Editrice Goriziana presenta "Autori e libri in giardino", una serie di appuntamenti estivi con scrittori, storici, studiosi e giornalisti.

Gli incontri che si terranno nel giardino interno della Libreria Editrice Goriziana (corso Giuseppe Verdi, 67, Gorizia) dal 14 luglio al 4 agosto 2007 con il seguente calendario:


Sabato 14 luglio alle 18
VALERIA PALUMBO E ADRIANO SEGATORI
L'intervista rovesciata. La giornalista Valeria Palumbo, autrice di Svestite da uomo (Bur, 2007), caporedattore de L'Europeo, studiosa di storia delle donne, si racconta nell'intervista con lo psichiatra e scrittore Adriano Segatori.

Sabato 21 luglio alle 18
PIERO MELOGRANI E STEFANO BIANCHI
Lo storico Piero Melograni, grande appassionato di musica, presenta il suo libro Toscanini. La vita, le passioni, la musica (Mondadori, 2007). Con l'autore dialoga il conservatore del Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" di Trieste, Stefano Bianchi.

sabato 28 luglio alle 18
EDOARDO CEREA E MARCO PERONI
La musica di Edoardo Cerea e i testi di Marco Peroni hanno creato un caso discografico. Il loro cd "Come se fosse normale" ha venduto nell'anno successivo all'uscita appena 28 copie nei negozi, ma ben 2000 tra concerti e sito internet. Vita, morte e miracoli (musicali) di una generazione di artisti invisibili.

sabato 4 agosto alle 18
MAURO COVACICH E FABRIZIO MEROI
Mauro Covacich è autore di successi editoriali come Trieste sottosopra, A perdifiato, Fiona, Storia di pazzi e di normali, Mal d'autobus. Fabrizio Meroi è docente universitario di filosofia. Si ritrovano per questo incontro due amici, compagni di studi, che hanno condiviso la passione per la letteratura e la filosofia.

venerdì 22 giugno 2007

Borges, poeta di Buenos Aires



Jorge Louis Borges

Io, poeta di Buenos Aires. Interviste

La vita, le opere, i personaggi di Borges attraverso le sue parole in una raccolta di interviste e colloqui con il grande autore e risalenti a vari periodi della sua creazione artistica.

Tratti di particolare intensità riguardano la famiglia, la madre, il suo rapporto con la cecità e quello con la morte.

Ma non mancano riflessioni su letteratura e politica e risposte franche sul rapporto, molto discusso e criticato, fra l'autore e la letteratura cilena in occasione della consegna di un premio a Santiago.

Un libro per capire a fondo il poeta e l'uomo Borges.

Rigodon di Céline



Louis-Ferdinand Céline

Rigodon

A "Rigodon" Celine lavorò lentamente, con fatica, indugiando per settimane tra continue cancellature e pentimenti.

Il mattino del primo luglio 1961 comunicò alla moglie e all'editore Gallimard che il libro era finito. Alle diciotto dello stesso giorno un'emorragia cerebrale lo uccise.

Le prime venti pagine sono ambientate nella casa di Meudon, alla periferia di Parigi, dove Celine deve affrontare giornalisti e scocciatori di ogni tipo, ossessionato dall'invasione dell'Europa da parte dei cinesi e dalla scomparsa della razza bianca.

Poi il libro diventa la rievocazione di un viaggio di tre personaggi: Celine, sua moglie e il gatto Bébert, attraverso quel cumulo di macerie in fiamme che era la Germania del 1944-45.

È il viaggio disperato attraverso il crollo del nazismo, verso l'agognata Danimarca. È soprattutto una formidabile macchina stilistica scatenata da una personalità fortemente paranoica.

venerdì 15 giugno 2007

L'orrore della realtà



Howard Phillips Lovecraft

L'orrore della realtà. La visione del mondo del rinnovatore della narrativa fantastica

A cura di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco

260 pagine - 10 illustrazioni

Howard Phillips Lovecraft, attraverso le sue opere, ha rinnovato completamente la narrativa del fantastico e dell'orrore.

Quando morì – nel 1937 ad appena 47 anni – era praticamente uno sconosciuto, ma nei suoi straordinari racconti, nei suoi saggi, nelle sue lettere ricche di umanità e di vero genio aveva piantato i semi di una rivoluzione copernicana della cultura: soltanto oggi si comincia a capire la portata del suo influsso sulle generazioni gli sono succedute.

L'ingresso del fantastico a tutti i livelli della cultura popolare – dalla narrativa al cinema, dai videogiochi alla pubblicità, dai fumetti alla televisione – è avvenuto attraverso i moduli stilistici da lui individuati e delineati nella prima metà del secolo scorso.

Non solo, ma in una società come quella fra le due guerre mondiali, orgogliosa delle sue certezze e dei suoi progressi tecnologici, fu tra i primi a individuare i sintomi dello shock del futuro, della crisi delle ideologie, del rovesciamento dei valori, delle incertezze derivanti da una scienza senza coscienza che oggi turbano le menti di tutti. Ed espresse queste inquietudini attraverso una serie di simboli di orrore che sono i medesimi che s'annidano nell'inconscio di ciascuno di noi, pronti a irrompere nella nostra consapevolezza quando le certezze, come oggi, vacillano.

In questo volume sono raccolti i passi essenziali, tratti dal suo incredibilmente vasto epistolario, in cui Lovecraft tracciò le sue idee sul mondo, sulla società, sul fantastico, sulla scienza, sulla politica, sul futuro dell'uomo, e in cui delinea i contorni di un cosmo immenso e inconoscibile, che non potremo mai afferrare con la ragione, ma dai cui abissi emerge un frullio d'ali di tenebra che viene a turbare la nostra serenità fondata sull'ignoranza.

Una visione apocalittica densa d'orrore. Ma non priva di speranze.

Heliopolis



Ernst Jünger

Heliopolis

Heliopolis è una città lontana, proiettata in un futuro che la tecnica domina in modo onnipervasivo.

Teatro delle passioni umane in cui confluiscono frammenti del nostro tempo, la città è scossa da uno scontro di potere ai vertici del regime.

Tradizioni venerabili e antiche comunità sono spazzate via dalle infallibili armi dell'esercito, ma l'apparato tecnologico, che miete le sue vittime in nome del progresso, sa anche preservare la memoria del passato, grazie a potenti apparecchiature che archiviano l'intero scibile umano.

Il comandante Lucius, protagonista del romanzo, si dibatte nelle contraddizioni di un'utopia malata, oscillando tra il culto della disciplina e l'attrazione per Budur, donna sfuggente e altera, immagine dell'amore salvifico.

Romanzo visionario, sinistra prefigurazione e insieme una delle prove narrative più alte dello scrittore tedesco, Heliopolis fu pubblicato da Jünger nel 1949.

La città della tremenda notte di Rudyard Kipling



Rudyard Kipling

La città della tremenda notte

Queste storie raccolte in ogni luogo e da ogni sorta di persone - dal santone, dall'intagliatore, dal falegname, da sconosciuti su piroscafi e treni, da donne che cicalano al crepuscolo, da ufficiali morti e sepolti - annunciano la nascita di uno scrittore, il primo a rivelare un intero subcontinente e a dare voce alla sua stessa gente: gli angloindiani.

Una voce così nuova, così fresca, così cinica, così piena di misteri, d'infinità, di fioriture, che farà gridare al miracolo lettori comuni e sofisticati, critici e scrittori famosi.

Audace, elettrico, veloce, capace di tutto, Kipling si permette ad esempio di irrompere nel terreno minato degli amori illeciti - quali sono vissuti in una comunità isolata, e visti da una prospettiva femminile -, facendone la sua specialità.

E questo a vent'anni, i vent'anni di chi ha l'aria di sapere tutto, e osa tutto, e in tutto riesce. Costretto da misure e da scadenze proibitive per chiunque - quelle dettate dalle esigenze di un quotidiano -, Kipling sa trarne stimolo per esiti innovativi, quanto a brevità e tensione, originalità di taglio e impostazione, che influenzeranno una miriade di scrittori, da Maugham a Hemingway, da Babel' a Borges.

Ma in fondo, come gli ricorda il vecchio santone Gobind in apertura della raccolta, il suo è il lavoro del cantastorie di bazar. La terra è piena di racconti per chi sa ascoltare e non scaccia i poveri dalla sua porta, quei poveri che sono i migliori narratori, «perché ogni notte devono posare l'orecchio al suolo». E mai come in queste prime, splendide prove narrative Kipling ha saputo ascoltare la terra e i suoi portavoce.

«Amico mio, ho visto molte cose strane nel corso dei miei vagabondaggi. Ho visto i diavoli scatenarsi attraverso il Rechna come fanno gli stalloni a primavera. Ho sentito i djinn lanciarsi richiami da buche nella sabbia e li ho visti sfilarmi davanti al viso. Non ci sono i diavoli, dicono i Sahib. Saranno anche saggi ma non sanno tutto sui diavoli o... sui cavalli. Oh, oh! A te che ridi delle mie sventure io dico che ho visto i diavoli a mezzogiorno sgolarsi e saltellare sulle secche del Chenab. Se avevo paura? Fratello mio, quando il desiderio è concentrato su un'unica cosa, un uomo non teme né Dio né l'Uomo né il Diavolo. Se non potessi compiere la mia vendetta, sfascerei le porte del paradiso con il calcio del fucile o mi aprirei un varco nell'inferno col pugnale per reclamare a Chi vi governa il corpo di Daoud Shah. Quale amore è profondo come l'odio?».

giovedì 14 giugno 2007

Ingmar Bergman, Il posto delle fragole



Ingmar Bergman

Il posto delle fragole

Esiste forse per tutti un posto delle fragole, un luogo dove rimane intatto l'incanto dell'infanzia, l'io che eravamo, con la semplicità, l'autenticità e le speranze di quando la vita era davanti, un luogo, che forse c'è ancora dentro o fuori di noi, dove qualcuno può metterci davanti uno specchio e farci vedere quello che siamo diventati.

Sono le fragole selvatiche colte nel giardino della casa d'infanzia di Isak Borg, vecchio professore egoista e misantropo, in viaggio a Lund per la celebrazione del suo giubileo all'Università, coronamento della carriera di medico e ricercatore.

Da lì i ricordi prendono a intrecciarsi alla realtà, trasformando il viaggio verso Lund in una sorta di pellegrinaggio.

Fame di Knut Hamsun



Knut Hamsun

Fame

I solitari deliri e le tortuose riflessioni di un giovane scrittore errante nella vita urbana, accompagnato dalla sua inesorabile antagonista, la fame.

Un romanzo che sta sulla soglia della grande letteratura del Novecento.

Un passo dalla bella recensione redatta Gianfranco Franchi su Kult Underground:

Il romanzo è strutturato in quattro parti: il lasso di tempo narrato corrisponde a due stagioni, l’autunno (principio della storia) e l’inverno. Paesaggio e ambiente risultano in sostanziale consonanza con gli stati d’animo del protagonista. Nel momento dell’epilogo, adottata la felice soluzione dell’imbarco (alla ventura), a Cristiania “le finestre splendevano nitide da tutte le case”: il giovane scrittore si è liberato dalla prigionia del niente, non sente più fame e si è riscattato dal passato.

Memorabili le passeggiate notturne del protagonista: Knut incarna uno stato d’animo di iper-ricettività e di autentica visionarietà, confonde, splendido, immaginazione e realtà; e il sogno pare dominare ogni incontro e ogni sentimento, ogni parola si tinteggia d’onirico e di inconsueto. Il ragazzo ha pochissimi denari, e quando ne ha li sperpera; a volte perché condizionato dalla sua grande umanità, e dunque prodigo nella carità e negli atti di misericordia, a volte perché vittima di uno stato confusionale eccezionale: placa la fame per poi rigettare, convulso e nervoso; non cammina, ma si trascina per le strade; non dorme, s’assopisce in un nuovo e irregolare torpore.

Impegna o vende tutto ciò che ha: si è liberato del panciotto, cercherà di liberarsi perfino dei bottoni e d’una vecchia coperta. L’io si sta liberando dalla schiavitù del possesso delle cose: Knut ha soltanto se stesso, la sua fantasia e la sua creatività. Avrà anche l’occasione di vivere uno stravagante e passionale incontro amoroso: nella sottile frontiera che divide la pazzia dalla lucidità, in un momento in cui nulla riesce a definirsi per ciò che è e ogni istante viene percepito come torrente di fuoco: Knut crepita e zampilla di vita, sublime e imperfetto ed eterno. E battezza una donna che forse non ha un nome; perché è compito di chi crea nominare, perché chiamare per nome una persona può significare non conoscenza, ma dominio. È un amore di carta, adorazione e incanto: è un sogno che s’impadronisce della realtà e la scaraventa via.

Saga di Hrafnkell



Marco Scovazzi

La saga di Hrafnkell e il problema delle saghe irlandesi

Hrafnkell, famoso capo islandese del x secolo, ha proibito a chiunque, pena la morte, di montare il suo cavallo Freyfaxi, consacrato al dio Freyr. La sorte vuole che sia il fedele Einarr a dover essere ucciso per aver disubbidito. E’ da un tipico “divieto infranto” che prende avvio la serie di vendette, processi, esilii, fortune ricostruite, uccisioni a tradimento che danno a questa saga il suo ritmo avvincente.

Ma è soprattutto il valore di “documento storico” a farne l’interesse: il funzionamento della giustizia, le alleanze “politiche”, le sofisticate procedure legali di un mondo primitivo, in cui comunque la legge resta dalla parte del più forte.

Sebald, Austerlitz



Winfried G. Sebald

Austerlitz

Jacques Austerlitz è un professore di storia dell'architettura, studioso di quei luoghi che, soprattutto nell'Ottocento, tendevano ad assumere forme involontariamente visionarie.

Alto, dinoccolato, molto somigliante a Wittgenstein cui lo accumuna un vecchio zaino che costantemente porta in spalla, Austerlitz vive a Londra in un appartamento spoglio, privo di affetti e povero di amicizie.

Dietro la sua dottrina si spalanca il vuoto.

Austerlitz semplicemente non sa chi è e a un certo punto si mette alla "ricerca delle proprie tracce".

Il passato riemerge lentamente ed è lacerante: tutta la sapienza dell'autore sembra concentrarsi in questo itinerario di ricerca assolutamente angosciante.

La forza del carattere



James Hillman

La forza del carattere

Non sempre è giusto cedere al fascinoso luogo comune secondo il quale chi muore giovane è caro agli dei, perché "così come il carattere guida l'invecchiamento, l'invecchiamento guida il carattere".

La senilità, quindi, non è un caso, né una dannazione, né l'abominio di una medicina moderna devota alla longevità, ma la condizione naturale e necessaria affinché si verifichino l'intensificazione e la messa a punto del nostro carattere, ossia della forma del nostro durare.

Ma anche se il carattere sopravvive per immagini, invecchiare è una forma d'arte che ogni essere umano deve affrontare perché la vecchiaia si configuri come una "struttura estetica" che permetta di svolgere il ruolo archetipico di avo cui ogni anziano è chiamato.

martedì 12 giugno 2007

Gottfried Benn, Flutto ebbro



Gottfried Benn

Flutto ebbro

Composti tra il 1912 e il 1936, questi versi furono pubblicati soltanto nel 1949, quando il governo tedesco del dopoguerra ne autorizzò la diffusione.

Riprendendo la scia del pensiero di Nietzsche, Benn dà vita a una poesia ricca di pathos nichilistico e macabro, elaborando una cosmogonia basata sulla biologizzazione della storia.

La realtà materiale e l'io che la percepisce vengono ridotti dalla schizofrenia, dalla droga e dall'allucinazione a un puro succedersi di frammenti disarticolati, caotici e privi di senso, mentre il poeta, come un costruttore di ponti su fiumi che se ne vanno, cerca di tessere le sue sostanze senza trama, imperterrito dandy del nulla.

lunedì 11 giugno 2007

Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza



Ernst Jünger

Avvicinamenti. Droghe ed ebbbrezza

La letteratura sulla droga è caratterizzata, nei suoi rappresentanti più illustri, da De Quincey a Artaud, da Baudelaire a Huxley, da due diversi, ma inscindibili aspetti: è tanto confessione che esperimento.

Questi "Avvicinamenti" raccolgono l'eredità europea, facendo della confessione e dell'esperimento non tanto i momenti di uno sviluppo della coscienza, quanto gli spunti per una regressione.

Note di Copertina

Nel 1969 Ernst Jünger scrive un lungo saggio intorno al tema dell'ebbrezza, tracciando nel contempo il bilancio delle proprie multiformi esperienze con alcol e droga.

Si tratta della ripresa di un lavoro dedicato l'anno prima a Mircea Eliade, ma la trattazione ben presto si dilata per accogliere nuove suggestioni.

Nasce casì Avvicinamenti, sorta di fenomenologia degli stati alterati di coscienza in cui l'autore rievoca le imprese giovanili con la birra, l'etere, il cloroformio, l'hashish e la cocaina, per poi giungere alla fase più matura dell'indagine, segnata dall'avvento dell'LSD e dalla conseguente sperimentazione di arrischiati «furti prometeici» in compagnia di Albert Hofmann, lo scopritore della dietilamide dell'acido lisergico.

Sono pagine lucide, di grande forza icastica, che fondono il racconto autobiografico in un dialogo a più voci con i giganti del pensiero - Nietzsche su tutti - e con gli scrittori più avvezzi alle situazioni estreme: Baudelaire, De Quincey, Dostoevskij, Maupassant, Poe. Con loro, e con altri scrutatori dell'abisso, Jünger rende omaggio alla vita avventurosa, ben sapendo che nell'ebbrezza "prozioni di tempo vengono anticipate, amministrate in modo diverso, prese in prestito; e questo prestito va restituito".

Una citazione dal libro:

"Anche nell'ebbrezza non può mancare la delusione. Essa si installa non tanto come relazione tra delitto e castigo, quanta piuttosto nell'ambito di una contabilita allargata, in cui rientrano comunque anche delitto e castigo. Ebbrezza e crimine sono contigui ed è difficile talvolta isolarli, specialmente nelle loro forme marginali.
Nell'ebbrezza, tanto nel suo effetto narcotizzante, quanta nel suo effetto eccitante, porzioni di tempo vengono anticipate, amministrate in modo diverso, prese in prestito; e questo prestito va restituito. All'alta marea segue la bassa marea, ai colori intensi i toni smorti; il mondo si fa grigio, noioso.

Si può dare una spiegazione a tutto questo nell'ambito della fisiologia e della psicologia, dove però incombono catastrofi. E' possibile che nel contempo si giunga a un furto prometeico della luce e dell'immagine, a una intrusione nell'area riservata agli dei - anche lì c'è il tempo, benché i passi siano più lunghi e più energici e lascino orme profonde. Anche lì ci sono pericoli; l'aver vissuto «una volta come gli dei» dev'essere pagato".