Cinzia Demi ha anime molteplici. O meglio, una anima grande, tanto da contenere, come in un sorprendente juke-box, varie anime o canzoni. In queste pagine, la dolcissima infaticabile Cinzia, ci dà le pagine di un suo diario, facendo per così dire un passo indietro, o forse in avanti, rispetto alla giovialità accesa con cui solitamente si presenta e di cui è tessuta ad esempio quell’altra sua recente opera di semiserissimo omaggio a Dante. Qui, un poco discosta dunque, e cedendo spazio a più ombre e a più modulazioni di lumi, lascia andare in una specie di continuum poematico, se pur offerto a brani, a lacerti, il diario suo minimo e profondo. I letterati di mestiere vedranno in controluce Caproni in certi andantini sorpresi e acuti, o sonderanno quanto l’omaggio alla poesia della Szimborska scenda dalle citazioni ai tessuti e a talune felici smagliature dello sguardo. Così come, le presenze di Pasolini e Fortini, e dell’ultima sezione civile, provvedono a rammentare la natura mai intimista del personale percorso della Demi. La sua è una poesia tesa a rammagliare il mondo. Una lotta per non dare perduto nulla delle relazioni principali, e dei tesori della percezione anche occasionale. Una poesia di veglia, e di una veglia che brucia sia ai margini della città contemporanea e dei suoi vivissimi drammi, sia nel luogo feriale e femminile, la cucina. Un libro che ha sempre qualcosa in tavola: troverete pane, torte, anche tagliatelle. Su una tavola però colta nei momenti soprattutto di preparazione, e specialmente di quella preparazione quasi magica, di pienissima solitudine che però è al tempo stesso vivissima partecipazione al mondo e alle persone care che è la preparazione di notte.
Sono quelle strane veglie femminili di cui vediamo i segni –noi che di notte spesso conosciamo le strade fino all’alba- in rare finestre illuminate, in alte specole di condomini, quasi come disperse luci votive mentre la notte cambia colore. In quella veglia solitaria e popolata di attesa, di dialoghi muti con le presenze necessarie, Cinzia Demi trova lo spazio, tra visioni e movimenti da filastrocca, tra tensioni da madre e illuminazioni di figlia, per sentire il tessuto della sua vita nel mondo. Ma non si pensi a una poesia da “nido”, né a qualcosa di patetico-familistico. Il biglietto su cui i genitori segnarono una data antecedente alla sua nascita, o la tesa attenzione alla figlia, sono i dolci artigli che rompono la scena del presente e aprono al viaggio, fatto pure a tentoni, che connette il passato e il futuro e, in definitiva, aprono all’interrogarsi sul tempo e sul suo significato. Non a caso, il nome per quanto intimidito di Dio, imparato e ripetuto con sapore di fede profonda e popolare, non può trattenersi dal fiorire in questa poesia come nome a cui rivolgere l’invocazione aperta e fiduciosa sul senso misterioso del destino. Le partizioni del libro, se si eccettua l’ultima sezione, diseguale, non sono cesure ma segnali per indicare lievi rotazioni della prospettiva. La voce però batte sulle medesime corde, il controllo musaico dei versi non cede, e l’attenzione vigile sulle misure, segno di un lavoro colto e curioso, ci offrono infine una raccolta compatta, e, secondo la campitura permessa dalle architetture profonde di questa voce, posso dire compiuta. (Davide Rondoni)
martedì 3 marzo 2009
Il tratto che ci unisce
lunedì 10 settembre 2007
Poesie al mondo
I Premio Nazionale di Poesia
“Poesie al mondo”
Le Edizioni Simple hanno scelto un modo innovativo, estremamente interessante e soprattutto più libero di fare editoria: il Print on Demand / Book on Demand.
Con il I Premio Nazionale di Poesia “Poesie al mondo” a cura di Matteo Marangoni le Edizioni Simple intendono porsi in attento ascolto e osservazione di chi punta alla poesia come forma d’arte non superficiale per aprirsi al mondo in piena libertà.
- Il premio prevede la partecipazione gratuita con 3 poesie inedite a tema libero;
- ai 3 finalisti sarà pubblicata gratuitamente un loro raccolta di poesie e sarà donata una targa ricordo e un’opera d’arte;
- sarà inoltre pubblicata un’antologia del premio con le opere dei poeti finalisti e selezionati;
- scadenza 2 dicembre 2007.
Per il regolamento e per informazioni rivolgersi al curatore e/o segreteria del Premio: Matteo Marangoni - Via Trento n.14 – 62100 Macerata – T/F 0733.265384 - www.edizionisimple.it - concorsi@edizionisimple.it.
In collaborazione con: www.stampalibri.it - www.terradellarte.org - www.midac-terradellarte.org.
Con il Patrocinio del Comune di Belforte del Chienti.
venerdì 15 giugno 2007
Cortekanava
COMUNICATO STAMPA
LUNEDÌ 18 GIUGNO 07
LIBERODISCRIVERE PRESENTA L’ORCHESTRA DEL TEATRO REGIO DI TORINO IN “CORTEKANAVA”
AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA POESIA DI GENOVA
Un luogo leggendario al confine tra il Piemonte e la Valle d’Aosta, sulle sponde del fiume Orco. L’antica città di Canava, nell’odierno Canavese, è il punto di ispirazione di “Cortekanava”, il primo della trilogia di spettacoli che Liberodiscrivere presenta al Festival Internazionale della Poesia di Genova.
L’appuntamento proposto dalla casa editrice di Antonello Cassan nell’ambito della kermesse firmata da Claudio Pozzani è fissato lunedì 18 giugno 07 alle ore 21.00, nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale con Cortekanava Scansioni Ritmiche sui Tempi Remoti della Musica e della Poesia.
I riflettori si accenderanno sullo spettacolo teatrale sinfonico con trenta elementi dell'Orchestra del Teatro Regio di Torino, diretti da Mauro Ginestrone, autore a sua volta del libro + DVD della collana “Libero di Stile”, Liberodiscrivere® edizioni.
Nella rappresentazione confluiscono i testi poetici ed allegorici divisi per stagioni nel volume e quindi uniti alle melodie create dall’autore.
“È la cronaca di una giornata senza tempo trascorsa nell’architettura sensibile di un uomo –si legge sul volume- la presenza onirica delle discendenze arcaiche, minerali e vegetali. Il canto della sua terra. Le infinite componenti sentimentali. L’energia trasfigurante del dolore. Il gioco come forma di superamento delle oppressioni caratteriali. La morte, il desiderio di pace, profondamente legato all’amore e all’accettazione”.
La terna di spettacoli proseguirà Mercoledì 20 giugno 07, sempre alle ore 21.00, con Suoni, Danze e Parole Occitane, concerto di Sergio Berardo tratto dal volume Folkclub di Franco Lucà, libro + CD-ROM della collana “Le Parole della Musica”, Liberodiscrivere® edizioni.
Infine, Giovedì 21 giugno 07, alle ore 21.00, Silenzio a Occidente di Mauro Macario, tratto dall’omonimo volume della collana “Libero di Stile”, Liberodiscrivere® edizioni, concerto poetico del gruppo Chantango di Gianluigi Cavaliere presentato da Francesco De Nicola, docente della facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Genova.
“Per la prima volta Liberodiscrivere presenta tre spettacoli al festival, sceneggiati sulla scorta di altrettanti testi –spiega Antonello Cassan- Un risultato notevole, segno della crescita avvenuta in questi ultimi anni di attività editoriale e non”. L’accesso agli spettacoli è gratuito.
I libri si possono acquistare su www.liberodiscrivere.it
Per info: Antonello Cassan, 335/6900225
E-mail: acassan@liberodiscrivere.it
martedì 12 giugno 2007
Gottfried Benn, Flutto ebbro
Gottfried Benn
Flutto ebbro
Composti tra il 1912 e il 1936, questi versi furono pubblicati soltanto nel 1949, quando il governo tedesco del dopoguerra ne autorizzò la diffusione.
Riprendendo la scia del pensiero di Nietzsche, Benn dà vita a una poesia ricca di pathos nichilistico e macabro, elaborando una cosmogonia basata sulla biologizzazione della storia.
La realtà materiale e l'io che la percepisce vengono ridotti dalla schizofrenia, dalla droga e dall'allucinazione a un puro succedersi di frammenti disarticolati, caotici e privi di senso, mentre il poeta, come un costruttore di ponti su fiumi che se ne vanno, cerca di tessere le sue sostanze senza trama, imperterrito dandy del nulla.
sabato 2 giugno 2007
Giuseppe Conte, Ferite e rifioriture
Giuseppe Conte
Ferite e rifioriture
Questo libro continua, nel senso di piena adesione alla vita, rispetto alla quale l'autore propone i suoi momenti di trasporto e tenerezza, il lavoro svolto in precedenza.
Fedele a se stesso, ma rinnovandosi, Conte riesce a coniugare nei suoi versi una precisa visione del mondo con la presenza della solarità e del mito attraverso la realtà dell'esperienza anche quotidiana.
Da una recensione di Michele Fabbri su centrostudilaruna.it:
Giuseppe Conte festeggia i suoi 60 anni pubblicando Ferite e rifioriture, un volume di versi che ripercorre i temi caratteristici di quest’autore che ha dato voce ad una concezione «tradizionale» della poesia che sembrava in via d’estinzione negli anni dell’egemonia culturale marxista, e che ora rappresenta, invece, non solo una via percorribile, ma probabilmente una delle più feconde che la letteratura possa offrire in futuro. In Ferite e rifioriture Conte esibisce uno stile sorvegliato e affinato da una lunga esperienza di pubblicazione, e la versificazione mescola abilmente il verso libero ai versi tradizionali e a spunti di metrica quantitativa. Dal libro emergono i motivi dominanti dell’opera in versi di Conte: il richiamo al mito, il vitalismo neopagano, lo speciale vincolo con la terra d’origine del poeta: la Liguria, il fascino dell’Oriente, e le figure di poeti che Conte sente vicini alla sua sensibilità: Hölderlin, Baudelaire, Ginsberg, Whitman, Kavafis…
Alcuni testi colpiscono per la singolarità dei riferimenti: Conte è particolarmente attratto dalla figura di Ausonio, intellettuale vissuto a Bordeaux alla fine del IV° secolo d.C., nel quale rifulgono gli ultimi bagliori della cultura antica. Così il poeta tratteggia la figura di Ausonio: «quanti libri aveva letto, quante lezioni / nell’Università che grazie a lui / si era fatta famosa nell’Impero. / Divenuto cristiano, al Dio vero / non nascose mai la sua intenerita / debolezza verso gli dèi della vita / del mare e delle maree, della luna / e delle vigne, del sole e del vino». E ancora, Conte richiama la figura di Bissula, la giovane schiava cui Ausonio dedicò raffinati carmi erotici: «...Giocava / la brezza sui tuoi capelli bianchi / e tu rivedevi Bissula, la schiava».
In altri testi tornano temi già toccati in precedenza da Conte: le suggestioni della cultura celtica e dell’Irlanda in particolare: «L’Irlanda di Pàdraig / sa di cinghiali e cromlech / di bevute e fucilate / di fattorie isolate / di clan in tumulto / pronti alla danza e al canto». Ma anche il fascino dell’Islam, che tanta parte aveva avuto in una sua precedente raccolta, Canti d’Oriente e d’Occidente, è un tema forte di Conte: «Potessi amare l’Unico / Dio, il Clemente, il Misericordioso / e pregarlo prosternato / verso dove dice il mirhab». La dicotomia fra Occidente materialista e Oriente sacrale è un motivo che Conte aveva fatto suo ben prima che i media cominciassero a parlare di «scontro di civiltà» col mondo musulmano: questo dimostra come la cultura tradizionalista possa interpretare la realtà contemporanea in modo molto più incisivo e convincente degli evanescenti schemi di ispirazione neoilluminista.
Lirica d'Occidente e d'Oriente Tuttavia il poeta, pur guardando con rispetto e con ammirazione al mondo islamico, resta sostanzialmente fedele a quella cultura classica che sente come autentica matrice dell’Europa. Il canto del poeta raggiunge vertici lirici davvero notevoli nella sezione Canti del mito. Il Saluto a Persefone è un grandioso inno alla vita risorgente: «E io ti ho visto l’altra mattina lungo un binario / morto della stazione / che uscivi dalla terra intorno all’acciaio-ruggine / della rotaia», e ancora: «Hai conosciuto violenza e tenebre / eppure esci e desideri ancora / figlia di Demetra-terra-anima / sogno di un sogno, risveglio, aurora». Straordinaria, poi, è la poesia Figlio di Venere, un canto civile contro la guerra che l’autore, in una nota esplicativa, dice di aver scritto per stigmatizzare la smisurata arroganza dei neocon americani, che pretendono di imporre al mondo intero le logiche di una sedicente «civiltà superiore». In questo testo Conte descrive una Venere che rifiuta il rapporto con Marte: «Sono stata con Marte, è vero, adultera sono stata, ma ora / non più, non lo amo più, figlio, sono sincera»; il canto prosegue con un grido contro le atrocità di tutte le guerre: «La guerra è Dachau, Buchenwald, Auschwitz, / Dresda, Hiroshima, Sarajevo, Baghdad, / Abu Grahib, Guantanamo». Analoghi temi tornano nel testo conclusivo, Partigiano della pace, che richiama ancora le assurdità della guerra americana in Iraq: «Di pietà non c’è traccia / per la bellezza di ieri / per gli angeli dei Sumeri / per i libri scritti alle origini / su Gilgamesh e su Noè».
Sembra opportuno concludere quest’intervento sul libro di Conte con la citazione di alcuni versi di Salmo 2, che descrivono il deserto spirituale in cui langue l’Occidente moderno, ma che parlano anche di quanto possa essere importante il ruolo della poesia per il risveglio delle coscienze: «Oso invocarti in questa Europa cieca / sfiancata da calura e siccità / corrosa da diluvi e frane / continente di cenere e liquami / dove sono sovrani incontestati / Nulla e Ipermercati. / Oso invocarti e sperare, Poesia».